A telecamere accese

a telecamere accese

Telecamere già accese, io ho la metà degli anni di ora, sto in Germania, e mi sto guadagnando da vivere. Sono completamente nuda, attraverso la stanza, passo davanti alle due telecamere, rette a spalla da due tipi mai visti della produzione, e vado a semisdraiarmi sul grande letto che c’è al centro, facendo attenzione a tenere aperte le braccia, in modo che possano inquadrarmi le tette. Mi sono già lubrificata abbondantemente tra le gambe, se anche mi riprendono in primo piano, quei maiali che compreranno la videocassetta penseranno che sono già bagnata ed eccitata, mentre in realtà non me ne può fregare di meno di quanto sto facendo. Entra in scena un tipo sconosciuto, nudo e con il cazzo duro, perché evidentemente nell’altra stanza la fluffer si era data da fare a spompinarlo. Sale in ginocchio sul letto e senza nè una parola nè un complimento me lo ficca in bocca. Mi prende la testa a due mani e me la schiaccia sul suo cazzo, che mi arriva fino in gola e mi devo controllare per non tossire. Come previsto dal regista, metto le guance in posizione di risucchio e provo a mugolare, le due telecamere zoomano sulla mia faccia, da due angolazioni diverse. Il tipo mi scopa in bocca senza alcuna delicatezza, uno mai visto, non so neanche dire se sia tedesco o immigrato da qualche parte, poi sento un fruscio, è il secondo attore che sta salendo sul letto, anche lui mai visto, ci guarda e intanto si fa una sega sul cazzo durissimo, una delle telecamere ruota verso di lui. Quando la telecamera lo inquadra, mi prende le caviglie e mi apre le cosce, immediatamente mi dà 4 colpi nella vagina, profondi e furiosi. Il cameramen si posiziona in modo che con la telecamera può riprendere in primissimo piano la mia figa penetrata, l’altro invece continua a riprendere la scopata orale che sto ricevendo dall’altro. Poi i due uomini che mi stanno infiocinando ridono, senza però dire nessuna parola, si battono il cinque, e riprendono a scoparmi più veloce di prima. Per un mistero della meccanica del corpo umano, si attiva anche la mia lubrificazione vaginale, e meno male, perché anche se mi ero riempita di lubrificante quel cazzo durissimo mi stava spaccando. All’improvviso il regista dice qualcosa a bassa voce, che non capisco, ma capiscono i due uomini, che rapidamente si scambiano uno sguardo di intesa, e si scambiano la posizione. Così mi entra in bocca un cazzo sporco di me e di lubrificante, mentre l’altro che ancora gocciola della mia saliva mi entra tra le gambe fino a farmi sentire i testicoli che mi sbattono addosso ritimicamente. Mi scappa un orgasmo, che mi coglie di sorpresa, e che io stessa non mi aspettavo. Ne approfitto per mugolare più forte, esagerando il reale piacere provato, e muovo il bacino per dare l’impressione di aver goduto come mai successo in vita mia. I due mi mettono a pecorina e di nuovo si scambiano di posto: uno a fottermi in bocca fino alla gola, l’altro a sfondarmi tra le gambe. Durano ancora sei o sette minuti, almeno credo, poi quello che ho dietro si mette a urlare, esce da dentro di me, e mentre la telecamera zooma sul suo cazzo e sulle curve del mio culo, mi sento i fiotti di sperma bollente cascarmi sulle chiappe, più uno spruzzo più consistente che mi arriva sulla schiena. Un attimo dopo l’altro sfila il cazzo dalla mia bocca, capisco cosa sta succedendo e chiudo gli occhi, appena in tempo: uno spruzzo di sperma bollente mi finisce sulla fronte e mi cola sulle palpebre, il secondo invece mi finisce alla punta del naso, il terzo dritto sulle labbra. Quando ha finito, apro la bocca e gli prendo il glande tra le labbra, fingendo di leccare avidamente quando in realtà voglio solo andare di là, fare una doccia, vestirmi, intascare i soldi e andarmene. Anche l’altro uomo si mette in ginocchio accanto a me, e mi sbatte sulla faccia il cazzo che gocciola sperma, lecco anche lui. Alternatamente, lecco le cappelle ad entrambi, finchè il regista non urla “Stop!”, i due cameramen spengono le telecamere. I due protagonisti maschili se ne vanno senza una parola, non ci siamo neanche salutati. Finalmente posso andare.

A telecamere accese





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Clarissa De Vizia

Emigrata in Germania per motivi di studio ai primi anni ’90, si è ritrovata nella fredda terra teutonica come studentessa ventenne squattrinata, per mantenersi gli studi e poter vivere ha iniziato a lavorare a gettone nel mondo del porno tedesco, come fluffer, come figurante, e infine come attrice porno. Conosce il mondo della pornografia industriale dall’interno, in quanto sex worker. Rientrata in Italia a fine anni ’90, con una laurea importante, non è uscita dal mondo dell’intrattenimento per adulti, offrendosi in spettacoli erotici in club privé e locali per adulti, facendosi un nome. Oggi, è una bella signora ultraquarantenne che pratica sport, è salutista e segue ancora il mondo dei live show, lavorando come promoter per un noto sito di webcam, mondo di cui è una profonda conoscitrice e che considera la naturale evoluzione della pornografia industriale, destinata a morire

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Emigrata in Germania per motivi di studio ai primi anni ’90, si è ritrovata nella fredda terra teutonica come studentessa ventenne squattrinata, per mantenersi gli studi e poter vivere ha iniziato a lavorare a gettone nel mondo del porno tedesco, come fluffer, come figurante, e infine come attrice porno. Conosce il mondo della pornografia industriale dall’interno, in quanto sex worker. Rientrata in Italia a fine anni ’90, con una laurea importante, non è uscita dal mondo dell’intrattenimento per adulti, offrendosi in spettacoli erotici in club privé e locali per adulti, facendosi un nome. Oggi, è una bella signora ultraquarantenne che pratica sport, è salutista e segue ancora il mondo dei live show, lavorando come promoter per un noto sito di webcam, mondo di cui è una profonda conoscitrice e che considera la naturale evoluzione della pornografia industriale, destinata a morire