Il treno sferragliava nella notte buia, un serpente metallico che attraversava campagne assopite sotto la luna. Lei si era addormentata con il libro aperto sul petto, ma il sobbalzo del convoglio su un binario imperfetto la fece sobbalzare. Quando aprì gli occhi, li incrociò con i suoi. Lui sedeva di fronte, e la stava guardando con un’intensità che le fece venire i brividi, non di freddo.
“Mi dispiace se l’ho svegliata,” sussurrò lui, con una voce roca e profonda che sembrava fatta per la notte. “Lei era così immersa nella lettura.”
“No, non si preoccupi,” rispose lei, sistemandosi i capelli. “Stavo sognando.”
“Mi auguro fosse un bel sogno.”

Lei sorrise, un sorriso timido che nascondeva una curiosità crescente. “Eravamo su una spiaggia deserta, e il sole stava sorgendo.”
“Un sogno poetico,” commentò lui, spostandosi sul sedile di fianco a lei. “Mi chiamo Alessandro.”
“Giulia.”
Parlarono per quasi un’ora, delle loro vite, dei loro sogni, delle loro delusioni. Ogni parola era un filo invisibile che li legava, che li avvicinava sempre di più. Quando il treno entrò in una galleria, l’oscurità totale li avvolse come un mantello.
“Nell’oscurità,” sussurrò Alessandro, “le parole diventano inutili.”
E allora la sua mano trovò la sua nell’oscurità. Le loro dita si intrecciarono, e Giulia sentì una scossa elettrica percorrere tutto il suo corpo. Quando il treno uscì dalla galleria, i loro occhi si trovarono di nuovo, e questa volta non c’era più timidezza nei loro sguardi.
“Voglio baciarti,” disse lui, e non era una domanda, ma una constatazione.

Il suo bacio fu come il suo sguardo: intenso, profondo, carico di una passione che sembrava aver atteso per sempre. Le sue mani scivolarono lungo la sua schiena, mentre la sua si perdevano tra i suoi capelli. Il mondo fuori dal finestrino non esisteva più, c’era solo quel vagone, quella notte, quel bacio.
“Abbiamo solo poche ore,” sussurrò lei tra un bacio e l’altro. “All’altezza il nostro treno si dividerà. Il tuo andrà a nord, il mio a sud.”
“Allora facciamo che queste ore valgano una vita,” rispose lui, baciandola di nuovo, più profondamente questa volta.
Le sue mani si fecero più audaci, esplorando il suo corpo con una sicurezza che la sorprese e la eccitò. Giulia si sentiva viva come non mai, ogni suo senso era in subbuglio, ogni sua cellula gridava il suo desiderio.
“Voglio sentirti,” sussurrò lui, mentre la sua mano scivolava sotto la sua gonna, scoprendo un mondo di calore e umido.
Quando le sue dita la trovarono, Giulia gemette, un suono sommesso che si perse nel rumore del treno. Era come se Alessandro conoscesse ogni suo segreto, ogni suo desiderio, come se le avesse letta nell’animo.
Il loro amore fu veloce, intenso, disperato. Un turbine di passione che li travolse entrambi, lasciandoli senza fiato e senza parole. Quando il t rallentò, avvicinandosi alla sua stazione, erano di nuovo seduti uno di fronte all’altro, come all’inizio, ma tutto era cambiato.
“Non so nemmeno dove vivi,” disse lei, con la voce rotta dall’emozione.
“Forse è meglio così,” rispose lui, con un sorriso malinconico. “Così rimarrà per sempre il nostro incontro notturno.”
Quando le portiere si aprirono, Giulia scese dal treno senza voltarsi. Ma quando il convoglio ripartì, lei si girò e lo vide dietro il vetro, che la guardava andare via. E per un istante, le sembrò di vederlo ancora, nella sua vita, nei suoi sogni, nei suoi desideri.

